Recensione Avatar: James Cameron ritorna in grande stile
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Manca poco all’uscita di Avatar, film che vede nuovamente James Cameron dietro alla macchina da presa a 14 anni di distanza dall’uscita di Titanic. Se ai tempi già Titanic raggiunse un successo commerciale inimmaginabile, con Avatar Cameron sembra destinato a frantumare le conquiste del predecessore, che nel momento in cui scrivo detiene ancora il record di film di maggior incasso internazionale di sempre.
Mi sono goduto una succosa anteprima a qualche giorno dal lancio ufficiale in Italia, il 15 di gennaio. Inutile sottolineare che l’Italia sarà anche l’ultimo paese in cui il film verrà distribuito. Nel resto del mondo tutti l’hanno già visto; in Italia probabilmente era meglio farlo uscire dopo, per non oscurare le performance del solito squallido cine-panettone e degli altri “capolavori” nostrani.
Torniamo però ad Avatar: il film è ovviamente un tripudio per gli occhi, non solo per il 3D – che per quanto ottimo però non ha entusiasmato in maniera eccessiva – ma per l’intero comparto effetti speciali. Per non parlare delle ambientazioni che lasciano davvero a bocca aperta, risultando verosimili, epiche e incredibilmente visionarie. Cameron riesce a costruire un ecosistema, un vero pianeta – Pandora – che si staglio davanti agli occhi degli spettatori, sbalorditi dai dettagli e dalla vista d’insieme.
Un mondo in cui spiccano i Na’Vi, giganti blu che popolano il Pandora dotati di storia, cultura ed una lingua artificiale appositamente creata per il film. Ovviamente deve arrivare qualcuno a rovinare tutto e questa volta sono gli uomini che, abbandonata la Terra ormai malata, voglio cacciare i Na’Vi dal loro territorio per ragioni commerciali.
Un canovaccio in cui spicca Jake Sully, marine paraplegico che, controllando mentalmente un corpo Na’Vi (un Avatar, appunto), potrà entrare a far parte della popolazione locale, soprtattuto con la principessa Neytiri. Relazione che giocherà un ruolo fondamentale in tutto il film.
Sì, lo so, la storia non è certo il massimo dell’originalità: di sicuro Cameron non ha impiegato 14 anni per scrivere la storia – che avrebbe potuto scrivere in 14 giorni – ma per la realizzazione tecnica. D’altronde lo stesso regista aveva promessa azione e ritmo in primo piano e così è: un film che, sebbene lungo quasi 3 ore, non si fa sentirem scorre veloce e ti tiene incollato alla sedia.
Ti prende e ti rapisce, ti porta su Pandora e ti fa pure sognare; sognare un mondo, un pianeta fantastico, sotto ogni punto di vista; ti fa sentire il dolore la gioia, il brivido e l’intensità del momento, grazie anche ad un comporta sonoro e musicale di prim’ordine. E alla fine ti fa pure riflettere.
Prendiamo quindi Avatar per quello che è: una vera esperienza cinematografica a 360 gradi. Speriamo che la prossima non sia distante altri 14 anni.
Nexus One, Google spara il suo nuovo telefonino nella rete
A noi italiani i telefonini piacciono molto; proprio oggi apprendo la notizia che in Italia ci sono 155 SIM card ogni 100 persone; significa praticamente che nel Bel Paese ci sono più telefonini che persone. Uno dei tassi di diffusione più alti del pianeta.
Ora Google ha lanciato il suo nuovo telefonino; prodotto da HTC, si chiama Nexus One ed è venduto direttamente online su google.com/phone. Per noi italiani c’è poco da rallegrarsi: chi vuole un Nexus One deve per forza farselo comprare da un amico che vive negli USA, in UK, a Singapore o Hong Kong, perché per ora il “googlefonino” viene spedito solo il questi Paesi.
Che dire del cellulare… un pezzo di stile mica da poco, sottile, leggero e con uno schermo touch da 3.7 pollici che, stanti le dichiarazioni lette online, non ha praticamente rivali. Il sistema operativo è anche quello “made in Google”; si tratta di Android, SO che sta prendendo sempre più piede nel mercato dei cellulari.
Sì, non lo possiamo ancora avere ma molti già assaporano la possibilità di poggiare gli occhi e le dita sul nuovo gioiello di Google. Siete ancora più curiosi? Ecco allora un video che potrà alleviare la vostra attesa. O forse renderla più snervante.
Bad Romance, il nuovo (?) singolo di Lady GaGa fa furore
E’ disponibile da qualche giorno il nuovi disco della pop star americana del momento, Lady GaGa, già autrice del singolo di successo Poker Face, che ha spopolato questa estate praticamente ovunque.
Il nuovo singolo si intitola Bad Romance, ed è accompagnato da un video in stile Lady GaGa: atmosfere minimaliste, questa volta quasi asettiche, con un dominio incontrastato del bianco e prospettive grandangolari.
Ma, video a parte, è forse il brano che ci convince poco; per essere precisi il brano in sè non fa storcere il naso, ma sembra una spudorata copia di Poker Face. Stesso ritmo, stesse sonorità, stessa balbuzie accentuata: prima si trattava di un “po po po poker face po po poker face”, ora invece è un “Ra rah ah ah aha, Roma Romah ahah, Gaga oh la la ah…” eccetera.
Insomma, è vero che proporre la ricetta vincente è sempre un buona idea, però sinceramente un piccolo sforzo di fantasia non avrebbe fatto male. Nulla togliere la bellissimo (visivamente) video di Bad Romance, che ci propone una Lady GaGa al meglio, istrionica come sempre; peccato davvero per il brano che sembra più che altro una Poker Face re-impastata e masticata.
Ci sarà chi farà i salti di gioia nel risentire nuovamente gli stessi ritmi, ma per quanto ci riguarda, l’evoluzione e la novità fanno molto più piacere.
Leica e Hermes insieme per una fotocamera stile hi-class-tech
State cercando un regalo capace di coniugare alta tecnologia, con alta classe e alto stile… insomma tutto “alto”?
La risposta viene dagli sforzi congiunti di Leica, nome garantito della fotografia, e Hermes, altro nome altrettanto garantito della moda, che hanno unito le loro forze e i loro sforzi per creare la Leica M7 Edition Hermès, una fotocamera che coniuga stile d’alta moda con le ultime tecnologie.
Beh… non proprio “ultime”, trattandosi ancora di una fotocamera analogica, ma l’intento è chiaramente quello di dare un taglio molto vintage all’accessorio, che risulta più bello che funzionale.

La Leica M7 Edition Hermès è stata prodotto in due colori (arancio e marrone), in edizione limitata a sole 100 copie per colore. Un vero pezzo da collezione che, per mantenersi sempre nel campo dell’ “alto”, è dedicato a chi ha davvero un portafoglio molto capiente: il costo infatti previsto per potersi portare a casa l’oggetto e nientepopodimeno di… 14.300 dollari, circa 9600 euro. Euro più euro meno lo stesso prezzo di una macchina utilitaria (pariamo di automobili, non di macchine fotografiche).

Ovviamente il target di acquirenti è ancora un volta alto; la Leica M7 Edition Hermès sarà disponibili verso dicembre. Se qualcuno volesse farsi un regalino per natale è ancora in tempo, sempre che non siano già stati venduti tutti gli esemplari.
via Luxuo
Pubblicità Comparativa, questa sconosciuta fonte di creatività
In questi giorni osservavo la nuova campagna pubblicitaria USA dedicata al Droid di Verizon, cellulare protagonista di una serie di spot in cui il carrier americano sbeffeggia il concorrente AT&T, paragonandone la copertura sul territorio statunitense, dove Verizon uscirebbe vincitore. Nello spot qui sotto vediamo un iPhone, esclusiva di AT&T, che viene relegato fra i giocattoli difettosi, proprio a causa della scarsa copertura di AT&T.
In Italia pubblicità di questo tipo non si vedono: la pubblicità comparativa da noi è permessa (sebbene solo da pochi anni), ma deve seguire rigide regole, evitando lo sberleffo poco “politically correct”.
Insomma, in Italia si può, ma senza la vera anima della pubblicità comparativa, che da il suo meglio quando può sparare a zero, inacidirsi di tagliente sarcasmo, abbandonare qualunque rispetto e esternare il genio della burla e della presa in giro.
Così come accade appunto negli Stati Uniti, dove Coca Cola e Pepsi se le danno di santa ragione da molti anni, chiamando in causa non solo il più pungente senso di competizione, ma anche la fervida creatività dell’agenzia pubblicitaria, evocata a dover dare il meglio di sè non solo per mettere in buona luce il prodotto pubblicizzato, ma soprattutto in cattiva luce quello altrui.
Per qualcuno potrà suonare strano e anche forse poco corretto, ma basta guardarsi alcune pietre miliari del genere per capire quanto la pubblicità comparativa più spinta sia l’anima della creatività. E speriamo che un giorno anche in Italia sia possibile vedere spot come questi. Buon divertimento!
Pepsi VS Coca Cola
Mac VS PC
Kylie Minogue in versione hot è il miglior vip spot virale di sempre
Curiosi di sapere qual è lo spot virale più efficace nella storia dei VIP? ve lo dice Goviral, società specializzata nello studio dei brand e della loro diffusione. Ebbene per la gioia di grandi e di uomini, il migliore in assoluto è considerato lo spot di Kylie Monogue per la linea di intimo francese Agent Provocateur.
Ebbene, non possiamo che essere totalmente d’accordo: lo spot è veramente hot, con una Kylie Minogue intenta a cavalcare un toro meccanico di velluto, per dimostrare che Agent Provocateur è la linea di lingerie più erotica del mondo.
Come dare torto a questa affermazione dopo aver visto il video di Kylie, pronta a togliersi il soprabito e a lanciarsi in una cavalcata da tachicardia, che farà schizzare alle stelle gli ormoni di qualunque maschietto, facendolo innamorare immediatamente del brand di intimo, oltre che della pop-star australiana.
Attitudine e sensualità ai massimi livelli, grazie anche al fatto che i movimenti di Kylie fanno pensare solo ad una cosa… sicuramente non i Tori di Pamplona.
La cosa potrebbe riportare alla mente le tristi performance di Gabriella Carlucci sul toro meccanico di Buona Domenica, con la differenza che questa volta vorrete rivedere lo spot milioni e milioni di volte. Beh, potete iniziare qui sotto, ammirando Kylie in tutta la sua sensualità.
Via TVBlog
Barack Obama verso il mito: la riforma della sanità in USA vicino alla realtà

Concedetecelo: non si tratta di stile, di moda di lifestyle o di qualunque altro argomento di cui si è parlato su questi pixel, ma la notizia è di quelle da fare il botto. La tanto sospirata riforma della sanità, su cui Barack Obama aveva fatto leva per essere appoggiato ed eletto presidente degli USA, potrebbe diventare realtà.
La camera ha infatti approvato la proposta, che a noi italiani suona ovvia ma agli americani un po’ meno. Creare una struttura di sanità pubblica che si occuperà di curare tutti quei poveracci che non possono permettersi di pagare un’assicurazione privata. Già immaginiamo le sollevazioni delle lobby assicurative a stelle e strisce, che vedrebbero lo Stato come un concorrente, pronto a strappar loro una buona fetta di mercato, oggi caratterizzato da prezzi nettamente salati.
Una cattiva notizia per chi fino ad ora si è arricchito sulla salute altrui; una buonissima per chi fino ad ora si è sentito negare il diritto di star bene se incapace di oliare adeguatamente gli ingranaggi della sanità privata.
Non che la cosa adesso sia in discesa; la proposta è passata con solo 5 voti di scarto ed ora si attende il riscontro del Senato. Obama è fiducioso di poter promulgare la legge entro fine anno. E questo sarebbe davvero un fantastico regalo di Natale ed un altrettanto entusiasmante auspicio per il nuovo anno.
La vita per qualcuno, anzi, per moltissimi, potrebbe cambiare davvero; quast’anno Babbo Natale, per la prima volta, potrebbe essere nero.
Parnassus, ultima fatica di Heat Ledger e Terry Gilliam: ai confini della fantasia e della morte

Da qualche giorno è uscito anche nelle sale italiane Parnassus l’ultimo film di Terry Gilliam, il factotum dei Monty Python e autore di molti film apprezzati da pubblico e critica, fra cui Brazil, L’Esercito delle 12 Scimmie e Paura e delirio a Las Vegas.
Come tutti ben sapranno, questo è stato in tutti i sensi l’ultimo film di Heat Ledged, l’attore australiano scomparso prematuramente a 30 anni, proprio durante le riprese del film. Proprio per questo il film si configura come un omaggio a Ledger, un inno ai suoi ultimi minuti sul grande schermo, proseguiti dai suoi amici, sul set e nella vita, Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrel.
Effettivamente non ci sentiamo di dire che il film risulti un altro capolavoro dell’ex Monty Python, che questa volta sembra non essere stato in grado di concepire un opera capace di coniugare al fantasia visionaria tipica del suo cinema, con una storia completa e fondata. Le suggestioni dominano lo schermo, lasciando però a volte spazio al disorientamento confusionario.
Colori e fantasia dicevamo, all’interno dei quali emerge Ledger, che come il protagonista del film, il Dottor Parnassus, voleva ingannare il diavolo, anzi la morte. E forse c’è riuscito grazie non solo a questo film, ma a tutte le sue interpretazioni, prima fra tutte la maestosa performance nei panni del Joker in Il Cavaliere Oscuro.
E se Heat non c’è più, resteranno sempre vivi i suoi personaggi impressi indelebilmente nelle pellicole. Anche se Heat non c’è più, come Parnassus, ha sconfitto comunque la morte.
Motorola Droid, il nuovo cellulare in arrivo in USA. Dita incrociate per l’Italia
Chi segue il mercato già lo sa: Motorola, la società che ha inventato il cellulare, è da tempo in crisi nera, incapace di riuscire a rivivere i fasti di qualche tempo fa. Tanto che si è pure vociferato di un abbandono definitivo.
La rinascita della fenice, con le sue indimenticabili ali, potrebbe arrivare dall’ultimo Motorola Droid, un cellulare molto “cool” dotato di sistema operativo di Google, Android, nell’ultima versione 2.0. Per ora non si sa se e quando sarà disponibile in Italia, ma in USA sarà ufficialmente venduto il prossimo 6 novembre, distribuito dall’operatore Verizon.
Il Droid potrebbe avere anche un discreto successo nel Bel Paese: schermo largo e luminoso, e aspetto lucido e tagliante, simile all’iPhone di Apple, considerato fino ad oggi il cellulare più “cool” disponibile.
Potrebbe essere anche un buon concorrente per il cellulare della Mela, condividendone le caratteristiche estetiche ma implementando funzioni interessanti, come il navigatore assistito di Google, prodotto nuovo di pacca e soprattutto gratuito. I giudizi poi paiono essere molto lusinghieri: basta leggere la recensione di PC World, che ne tesse le lodi.
Tutti quindi con le dita incrociate, sperando che presto TIM o Vodafone annuncino la disponibilità del telefono di Motorola nel nostro Paese, per poter provare anche noi il cellulare con cui Motorola spera di risollevarsi.
Ecco lo spot USA del Droid
Grande Fratello 10, riparte il carrozzone del reality show più famoso e trash

Manca pochissimo al 26 di ottobre, giorno in cui ripartirà il Grande Fratello con la sua 10 edizione. Ancora una volta ci ritroveremo a fare i conti con il baraccone allestito dal reality più famoso al mondo, condotto ancora da Alessia Marcuzzi, come le ultime edizioni, e affiancata da Alfonso Signorini, il cui ruolo sarebbe quello di “opinionista” .
La novità principale di questa edizione sta nella durata: per la prima volta i concorrenti resteranno segregati in casa per 20 settimane, costretti così ad aspettare Babbo Natale e il nuovo anno nella magione degli studi di Cinecittà. Una durata record che potrebbe mettere alla strette non solo la convivenza forzata degli abitanti, ma anche la pazienza dei telespettatori, costretti a sorbirsi Signorini & Co. per un periodo notevole.
Segno che la programmazione di Canale 5 inizia a mancare di fantasia; presto – di questo passo – il Grande Fratello potrebbe durare 365 giorni.
La prima puntata partirà subito con una sorpresona, vistro che solo 16 dei 40 finalisti potranno varcare la soglia della casa. Una casa che, almeno dalla notizie online, dovrebbe essere più attrezzata e fornita della Regia di Caserta, alla faccia di tantissimi del L’Aquila, che a questo punto una casa potranno vederla solo in televisione. A meno che, come si vociferava, non ci sia qualche privilegiato concorrente abruzzese.
Come tutti gli anni saranno i personaggi a farla da padrone; se lo scorso anno ha visto l’ascesa della super-maggiorata Cristina Dal Basso, quest’anno si parte già fortissimo con la confermata presenza di un transgender, sul quale però il riserbo pare essere massimo, almeno fino al prossimo lunedì. Niente prete, invece, a differenza di quanto era stato ventilato negli scorsi giorni.
Il meglio, come sempre, deve ancora venire: sicuramente i litigi, gli intrecci e gli amori che nasceranno e moriranno all’interno delle casa saranno gli ingredienti vincenti di un programma che non ha mai avuto nulla da dire, ed infatti non ha mai detto nulla, se non tramite uno share invidiabile.
Nell’attesa del nuovi inizio, vi riproponiamo il video che più rappresenta la scorsa edizione: la doccia di Cristina Dal Basso.
